Raboso del Piave, vitigno autoctono Veneto del 1600 nella sua versione più moderna.

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L’indomabile, così definisce Giorgio Cecchetto il Raboso Piave.
Viticoltore di “razza” che ha creduto in questo vino esaltandone le sue caratteristiche.

Già perché a dispetto dei soliti luoghi comuni, ciò che in passato veniva definitivo duro, aspro e a volte imbevibile “rabbioso”, appunto, nella sua cantina diviene un vino capace di confrontarsi con i grandi rossi italiani.

Un vino, il Raboso, che o lo si ama o lo si odia perché lontano dai gusti comuni, ma che brilla di “luce propria” difficile da imitare.

Per questi motivi, nel 1986 Giorgio decide di accettare una nuova sfida: potenziare la piccola azienda di famiglia e far conoscere e apprezzare anche al di fuori della provincia di Treviso questo vitigno che ha scritto la sua storia nel nostro territorio.

L’amore per questo vitigno, lo porta, rileggendo la storia, a sperimentare nuovi modi d’interpretarlo. Prendendo spunto dal libro “I cento e dieci ricordi che formano il buon fattor di Villa” di Giacomo Agostinetti, un fattore nato alla fine del Cinquecento a Cimadolmo (TV), inizia ad affinare il Raboso nelle barriques costruite con i legni disponibili nel territorio: acacia, gelso, ciliegio e castagno.

Per Giorgio, la ricerca e la sperimentazione sono alla base di un buon vino.
“Non può esserci innovazione se non partendo dalle origini, dalla storia e da ciò che i nostri avi ci hanno lasciato in eredità.”

Oggi, l’azienda interpreta il Raboso Piave in quattro versioni, tutte legate da un “fil rouge” che unisce passato e futuro.

Nel 2002 viene piantato un vigneto sperimentale adiacente alla cantina con le prime 5mila viti provenienti dalle nuove selezioni clonali di Raboso Piave: VR19, VCR20 e VCR43. Un vigneto a raggiera piantato con 54 variabili differenti che permette di confrontare parametri vegetativi, produttivi, qualitativi e comprendere la forma di allevamento migliore per il Raboso.

Questo sempre senza dimenticare il sistema di allevamento più antico, la Bellussera.

Ideata dai fratelli Bellussi alla fine del  ‘800, la Bellussera permetteva di creare una zona polifunzionale dove era possibile praticare contemporaneamente la bachicoltura (fiorente attività dell’epoca) e la viticoltura.

La Bellussera, era costituita da viti alte “maritate ai gelsi”. Ogni vite era collegata l’una all’altra sulle sommità, creando una sorta di alveare geometrico perfetto, all’interno del quale venivano fatti pascolare anche gli animali domestici.

Ed è proprio dalla “Bellussera” che l’azienda Cecchetto si ispira per dare il nome ad una versione più moderna del Raboso Piave: il Gelsaia, da gelso, il tutore vivo di questa forma di allevamento. Dal colore rubino, con sentori di marasca, prugna e frutta appassita come datteri, fichi e uva sultanina, questo vino regala un’esperienza unica nel suo genere.

Imparagonabile a null’altro per la sua essenza decisa.

Un Raboso del Piave che nonostante i cinquecento anni  alle spalle guarda al futuro con rinnovato slancio e dal 2011 il disciplinare della nuova DOCG Piave Malanotte ne regolamenta anche la percentuale delle uve appassite in fruttaio, che possono variare da un minimo del 15% ad un massimo del 30%.

Al Gelsaia, si affianca il Raboso del Piave DOC, nella sua veste più tradizionale e rappresentativa. Un Raboso che dimostra il suo carattere già in vigneto avendo un ciclo vegetativo molto lungo: germoglia per primo ed è una delle ultime uve ad essere raccolta.

Forte e “rabbioso”, dal sapore secco e austero. Per veri appassionati!

Se poi, è il dolce ciò che cerchiamo, ci avviciniamo al Raboso Passito. Frutto dell’appassionata ricerca delle potenzialità, in parte inespresse, di questo vitigno. Poiché è proprio l’appassimento ad enfatizzare i pregi ed i difetti di ciascuna annata, nel Passito, vengono assemblati almeno 4 annate diverse e selezionate per la loro qualità.

Infine, un’originale declinazione è il Rosa Bruna, un rosato spumante Brut di Raboso Metodo Classico. Degustarlo è un vero e proprio viaggio sensoriale. Già dal suo colore rosa ramato con riflessi arancio e dal suo perlage sottile si comprende che si è di fronte ad un “insolito spumante”.

Vino Gelsaia Raboso Piave

Giorgio, continua a sperimentare e complice anche la “poliedricità” del Raboso, crea altre due declinazioni più frizzanti e morbide. Degustare il Rosa Bruna, rosato spumante Brut, è un vero e proprio viaggio sensoriale. Già dal suo colore rosa ramato con riflessi arancio e dal suo perlage sottile si comprende che si è di fronte ad un “insolito spumante”.

La bottaia dell’azienda Cecchetto è un’altra conferma dell’animo del suo fondatore.

Oltre alle botti realizzate in legno diverso, troviamo anche un’espressione artistica tipica degli “spiriti innovatori”. Colpisce immediatamente, quella che riporta la rappresentazione della “Confraternita del Raboso Piave”,  unione di quanti hanno creduto e credono tutt’oggi nelle potenzialità del vitigno.

E se Carlo Petrini, fondatore di Slow Food ha definito il Raboso Piave di Giorgio Cecchetto, “moderno”, proprio sottolineandone la freschezza che lo caratterizza in contrapposizione alla sua antica origine, non si può fare a meno di condividere il suo pensiero.

Perchè il Raboso di Giorgio Cecchetto, non ha bisogno di parole ma di “consumatori curiosi” che ricerchino vini di “razza”.

 

Prosit!


Info e collegamenti

Info Azienda

Azienda Agricola Cecchetto Giorgio
Via Piave, 67
31028 Vazzola (TV)
Tel. +39 0438 28598
Fax +39 0438 489951

Web site

Cecchetto Vini – Raboso del Piave

Dove la puoi trovare:

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Degustando il Raboso

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